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L’Abbazia del Sasso della Regina, tra storia e leggenda di Lucia Babbini

Ieri. Intorno all’anno 1000, un nobile dei Cattani di Chiusi della Verna, imparentato con gli Ubertini, fondò un monastero
sull’alpe di Catenaia dove mise come badessa la propria figlia. Il monastero sorgeva alle pendici dell’attuale Sasso della Regina. Con il passare del tempo i monaci Benedettini, poi i Camaldolesi, subentrarono alle monache.
Il monastero divenne abbazia crescendo d’importanza e di prestigio, quale punto di passaggio tra il Casentino e la Valtiberina.
Intorno ai primi anni del 1400, un terremoto fece franare un enorme pezzo dello scoglio sovrastante l’abbazia seppellendone una parte. Da qui il suo declino: venne privata del titolo
abbaziale e ridotta a semplice cura che col tempo andò in rovina fino a scomparire.
Oggi. Leggende e testimonianze ricordano quel tempo che fu. Patrio Scipioni che abitava in quella zona, ricorda che quando era ragazzo andava con gli amici in un prato, detto la Pescaia, sotto al Sasso, dove, si diceva, era sepolta una vecchia abbazia. Racconta Patrio che sotto un lastrone, appoggiato a mo’ di capanna, c’era una piccola fenditura nel terreno che doveva essere molto profonda, perché se ci lasciava cadere un sasso, dopo ben 4-5 secondi arrivava al fondo, avvertito da un suono metallico come di una campana.
Si immaginava che lì sotto si trovasse il campanile dell’abbazia. Un giorno, i ragazzi scoprirono sotto pochi centimetri di terra una lastra di pietra, grande e dalla forma rettangolare, presi
dalla curiosità la sollevarono, si trovarono di fronte ad uno scheletro che al contatto con l’aria si polverizzò.
Meraviglia, paura! E venne meno la voglia di fare nuovi scavi! Per i ragazzi quello era il cimitero dell’abbazia. Si diceva che quel luogo avesse qualcosa di misterioso. Pecore e vacche vi pascolavano
durante il giorno, ma appena si faceva sera le bestie entravano in agitazione e non c’era verso di farle rimanere lì. Le persone che abitavano nei poderi vicini, raccontavano che a volte a
mezzanotte pareva di sentire suonare le campane, nonché il canto e i passi dei monaci che andavano a pregare. Si racconta anche di due cacciatori che, non credendo alle dicerie, avevano deciso di appostasi di notte proprio lì, ma erano dovuti scappare terrorizzati: uno strano animale simile alla lepre andava loro incontro ringhiando e spagliando lingue di fuoco dal corpo.
Chi era costretto ad attraversare l’Alpe di notte, stava ben attento a non passare troppo vicino da lì!
Storia e leggende si intrecciano e dove ieri splendeva la grande abbazia oggi gli alberi splendono nei loro colori.

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